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Ti vedo, minuta
trascinarti in quella gabbia rosso scuro
accesa anche di giorno,
dimenticata,
o per non farti dimenticare.
Contorni d'ombra somiglianti ad una donna .
Non è una finestra che vedo
ma la tua vita.
Ieri, da gran signora
tracciavi sentieri
per piccoli uomini.
Camminavi in un alone di luce ,
stella polare per naviganti di pianura .
Ora i tuoi passi
confinati in uno stretto sentiero , avanti, indietro
ad ogni posata scavano un solco .
Un solco profondo
difficile da colmare,
Un modo per dare un senso allo scorrere del tempo
In una casa troppo piccola allora,
per i sogni degli altri,
grande per la solitudine,
sottile e solo tua.
Vivi in un mare di silenzio
che ti corrode piano
e ti è entrato dentro.
Solo il ronzio di un ventilatore acceso,
per non ammuffire.
Tutt'attorno un'aria che sa di ruggine
pure il telefono è di un colore stantio
inutile la cura per tenerlo vivo .
Assorta in pensieri confusi e grigi
foto nascoste in un vecchio cassetto .
Le altre vite volano per altre rotte,
attratte da buchi neri sempre più esigenti .
Le nutrivi stoica come sanguisughe
ora restano solo le ferite aperte.
Sei un cosa da dover collocare
zavorra che vieta di volare.
poche le forze,
grande la dignità.
Prendi per mano il tuo corpo piegato ,
con un ghigno sul volto
che voleva essere un sorriso ,
se solo ricordassi le istruzioni
Ti mostri al mondo da quella finestra
in un alone di rosso acceso .
Sarà l'ultima volta , lo sai,
ma il tuo volare come sempre ,
è da gran signora
.